Marco Solforetti - Soundguru.it

Il vino e la musica, ultima parte

Anche Mozart … “Versa il vino, eccellente marzemino”… nel suo Don Giovanni del 1787 che brindava a Marzemino nella seconda delle tre opere italiane che il compositore scrisse.
“…L’arrivo degli dei dà inizio ad un banchetto nel corso del quale Eurydice innalza un inno a Bacco, e Jupiter balla un minuetto che si trasforma a mano a mano in una danza sfrenata…” il famoso cancan; è Offenbach, padre dell’operetta che inserisce questi versi all’interno dell’ Orfeo all’inferno del 1858. Il tedesco, diventato francese per adozione, si ripete dopo pochi anni in “La Vie Parisienne”: Gli spiriti del vino e della birra animano, invisibili, la serata intonando un coro alle gioie della vita (“Glou, glou, glou”). Evocata dal loro canto, si materializza la Musa.
Dal «Vin di Siracusa» che Lucrezia Borgia usa per sciogliervi il veleno e propinarlo ai suoi ospiti ignari, al vino siciliano di Turiddu che fomenta le passioni all’eccesso della tragedia “Cavalleria Rusticana” 1890 di Pietro Mascagni
Ferrara, primi anni del secolo XVI: è in corso un grande banchetto nel palazzo della principessa Negroni, e in una delle sale un coppiere vestito di nero ha versato del prezioso vino di Siracusa nei calici di un gruppetto di convitati. Lucrezia Borgia incede nella sala oscura accompagnata da cinque catafalchi: vi si rinchiuderanno, annuncia, i convitati avvelenati dal vino che hanno appena bevuto, a vendetta di un oltraggio che avevano commesso qualche tempo innanzi ai danni dell’odiata e temuta duchessa. Ballata in tempo di valzer, che è uno dei brani più popolari che siano usciti dalla mente di Donizetti (1833) dall’ononimo dramma di Hugo.
Dalla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, uno dei più fulgidi esempi musicali della “Giovine Scuola” italiana, che si svolge in una locanda. Dopo la messa, Turiddu offre vino a tutti i paesani per stare più tempo con Lola. Alfio entra in scena e Turiddu gli offre il vino, ma rifiuta. Turiddu getta il vino e morde l’orecchio ad Alfio sfidandolo a duello. Turiddu corre a salutare la madre e, ubriaco, le dice addio e le affida Santuzza.
Mamma, quel vino è generoso, e certo
oggi troppi bicchieri ne ho tracannato…
[…] Oh! nulla!… È il vino che mi ha suggerito!

Subito dopo si sente un vociare di donne e popolani. Un urlo sovrasta gli altri: “Hanno ammazzato compare Turiddu !”.
Rossini, poi, nel “Barbiere di Siviglia” 1816 fa fingere “ubbriaco” e con una bottiglia in mano il Conte di Almaviva per potersi introdurre sotto falsa copertura nella casa della benamata Rosina. Il Conte di Almaviva irrompe nella casa di Don Bartolo fingendosi un soldato ubriaco, ma crea una tale confusione che arrivano i gendarmi. Tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais.
Libiamo ne’ lieti calici è un celebre brindisi in tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi 1853
“Chi non ama il vino, le donne, il canto, resta un pazzo per tutta la vita “, attribuito a Martin Lutero, ma mai confermato dalle sue scritture tradizionali, viene ripreso da J. Strauss che ci regala uno dei valzer più belli e disincantati dal titolo “Vino, donne e canto” 1869.
Ad oggi, numerose composizioni del panorama folk popolare, inneggiano il binomio musica e vino. Conte, Dalla, De André, Guccini, Gazzè, Capossela
Il detto latino “in vino veritas”, che non vuol dire che l’uomo ebbro dice la verità, ma che lo spirito, stimolato dal vino, si libera della materia e diviene chiaroveggente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *